Roberto Saviano
Giovane scrittore napoletano, autore del pluripremiato libro-inchiesta "Gomorra - Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra". Fa parte del gruppo di ricercatori dell'Osservatorio sulla Camorra e l'Illegalità. Scrive su L'Espresso.
L'OPERA STORICA DI OGGI
Non posso non partecipare, ho detto subito "ci sto!". Per l'amicizia e la condivisione d'intenti e sensazioni che mi lega a questo gruppo rock - anche se usare tale espressione sembra sminuirne il significato. Gli 'A67 sono fra chi racconta una realtà che per anni è stata messa da parte, è stata nascosta, o si è nascosta, e di cui loro invece hanno conservato, nelle parole, nell'impegno musicale, nei tratti, il tracciato di storie che altrimenti non avrebbero più avuto memoria. Sono la voce autentica del territorio, non hanno paura – sono di "là", e quando ci nasci sai che fare delle scelte in controtendenza, lontano dal sistema camorristico, ti porta a giocarti tutto. E così diventano la memoria di ragazzi, anche quelli del "sistema", che a memoria sanno le loro canzoni, perché ci si riconoscono, e perché queste non sono solo lì a raccontare l'emergenza, non speculano su un fatto come invece accade alla cronaca, che tratta "il tema Napoli" in maniera sgualdrinesca, ma "pcché voglie parlà" di tutto questo, sviscerando la verità, perché lo vivono. Non a caso, nel suonare funkyrock, per il canto impiegano il rap come scelta d'espressione, radicale, una parola che non rinuncia alla bellezza della parola, lo slang napoletano, molto cupo, duro, ma anche con una profonda elasticità ritmica e melodica, la forza della rima. Gli 'A67 sono forse il migliore fra i gruppi napoletani di oggi anche per come rispondono, "testimoni" nel resto d'Italia e non solo. Quando parlano di com'è cambiata la camorra, la loro risulta quasi un'opera storica, la condanna coraggiosa al plot, alla metafora e ai suoi personaggi intercambiabili. Un lavoro come il loro fa esattamente questo: tende a staccare l'immagine precostituita della camorra come banda, come puro fenomeno di vicolo, urlando su come spesso invece sia, più in profondità, il pensiero vero e proprio, il modo di agire, di essere. Dicendo "'A camorra song'io" gli 'A67 riscrivono cioé l'approccio ad una mentalità; e lo hanno fatto uscendo con canzoni del genere già qualche mese prima della faida di Secondigliano, che con i suoi ottanta morti in poco più di due settimane ha convogliato sulla "questione camorra", fino a quel momento occultata, l'attenzione non solo della stampa nazionale ed estera ma anche degli editori, 'permettendo' cioè a molti di noi di essere finalmente pubblicati, interrompendo questa sorta di "follia della solitudine", sull'onda mediatica per una mattanza fra le più gravi degli ultimi cinquant'anni italiani. Gli 'A67 raccontano "da prima", e non solo un mondo da suburra, "malfamato", ma appunto facendo luce sui meccanismi, prendendo, forse unici fra tutti, una posizione ben precisa, di denuncia "da dentro", inaugurando una nuova stagione di impegno, che non è più quello 'politico' delle Posse ma è una militanza di racconto, disilluso dal famoso "rinascimento napoletano", dalle prospettive imposte alle nuove generazioni nate durante gli anni Ottanta cutoliani e dopo. Ragazzi per i quali pensieri e gesti come questi, che con il progetto "Voglie parlà" entrano fisicamente anche nei luoghi d'insegnamento, sono assolutamente utili se non vitali.